D: cosa significa il vostro nome?

R: In principio era “La Via dell’Ambra”, nelle varie lingue nazionali, in quanto l’accento era volutamente stato messo sull’opera di riscoperta dei legami tra le tradizioni europee, nonché sul valore che per noi ha il Viaggio. In seguito, alcuni mesi dopo la fondazione del Sodalizio a livello Europeo, siamo stati folgorati dal nome “Esploratori Hesperiani”; il termine “esploratori”, oltre che alla dimensione escursionistica spesso centrale nelle nostre attività, assume qui un significato più profondo: se Hesperia è un termine che utilizziamo con l’accezione di ‘Italia Arcaica’, di ‘Spirito Ancestrale della penisola italica’, “Esploratori Hesperiani” sta a significare la volontà da parte nostra di esplorare a fondo il mistero della nostra Terra Natia in tutta la sua complessità e bellezza, sia dal punto di vista spirituale che da quello più banalmente geografico.

D: cosa significa il simbolo degli Esploratori Hesperiani? E’ forse un simbolo politico?

R: Il nostro simbolo nazionale, che vale come emblema comune per tutti i gruppi della penisola italica, delle Alpi italofone e delle Isole Italiane, come del resto il nome, deriva più da un percorso di meditazione che da una deliberata scelta estetica e come tale è difficilmente riconducibile a qualsiasi altro simbolo recente. I tre colori, verde, bianco e rosso, non sono qui a ricordare l’attuale bandiera della repubblica italiana odierna ne tantomeno passate incarnazioni o prefigurazioni (tantomeno l’uso deviato che se ne faceva in ambiti massonici): nel nostro simbolo stanno a simboleggiare i tre colori indoeuropei per eccellenza, in una variante conosciuta ai Romani e agli Italici millenni prima diventassero emblema per qualsiasi ideologia moderna. Al tipico nero, rosso, bianco, che comunque utilizziamo in ambito europeo, abbiamo preferito un tricolore comprendente il colore verde, archetipicamente correlato ai nostri Popoli e alle nostre Deità, essendo legato alla Dea Venere e alla sua stirpe. Bianco è qui la Pietas ed il sacerdozio, nonché lo Spirito, Rosso è il Sangue, la stirpe guerriera, le passioni dell’Anima, Verde è la Terra Madre, dalla quale traiamo sostentamento. Il simbolo si completa di uno stemma, graficamente adattabile ma sempre uguale nel concetto ultimo: una ruota solare nera, occulta, che ruota nel profondo, nell’interiorità, è il sole occulto del Solstizio d’Inverno; la Lupa, teofania della Grande Dea Italica occupa la dimensione orizzontale dove possiamo vederla rampante ed esploratrice oppure nell’atto di nutrire i gemelli divini (nelle due varianti usate finora); lo stemma si completa del ‘fiore della vita’ o ‘sole delle Alpi’, rosso come da tradizione, al di sopra della Lupa stessa; esso ha significati molteplici come d’altronde ci si aspetta da un simbolo antico ed utilizzato da molti popoli nel corso della nostra Storia: le sei coppie degli Dei Consenti, l’Astro Solare, la Stella Polare, in ogni caso, comunque lo vogliamo vedere ha qui una funzione orientativa, di guida e di Luce.
Sappiamo che alcuni hanno voluto vedere nella ruota un simbolo nazionalsocialista o fascista: vadano a visitare i musei dove sono raccolte le memorie di tutti i nostri popoli, dagli Etruschi ai Longobardi, passando ovviamente per l’iconografia Italica e Romana, e ne vedranno moltissime di simili se non identiche alla nostra, traggano poi le loro conclusioni. Altri vedono un simbolo “leghista” nel Sole delle Alpi: vogliamo sperare che sia solo l’ignoranza a guidare questo flatus vocis; probabilmente costoro non sanno nulla dell’uso millenario dello stesso nelle culture montane emiliane, della presenza dello stesso in culture indo-europee anche piuttosto distanti dalle vallate lombarde dove il leghismo aveva preso piede nel decennio scorso… senza esporre giudizi politici che non ci competono possiamo ben dire che l’uso plebeo dei nostri simboli non ci interessa più di tanto: un simbolo è di per se neutro, sta a chi lo utilizza incarnarne il valore o eventualmente assumersi le conseguenze di averlo utilizzato con una valenza divergente da quella originaria e questo vale anche per chi li rifiuta a prescindere, offendendoli, senza aver mai meditato seriamente sulla loro Forza. I nostri simboli e colori sono un tutt’uno e non possono essere disgiunti l’uno dall’altro per essere compresi; inoltre essendo stati frutto di meditazione e non di marketing modernista, come sovente avviene invece per i simboli del panorama politico, sono tutt’ora fonte di riflessione prima di tutto per noi stessi.

logo esploratori

D: perché chiamare il Sodalizio, nella sua dimensione Europea, “Compagnia della Via dell’Ambra”?

R: come già abbiamo ribadito, all’alba di questa Comunità vi era, come vi è ancora, una forte spinta inter-europea volta alla conoscenza reciproca e all’unione tra popoli fratelli. Il nome proviene dal nostro amore per la Storia dei nostri Popoli: la Via dell’Ambra fu un tragitto commerciale del mondo antico che fu utilizzato fin dalla più remota Età dei Metalli, dove per “via commerciale” intendiamo un qualcosa di molto diverso da una attuale autostrada, ferrovia o collegamento aereo; la Via dell’Ambra fu un tragitto attraverso il quale le merci venivano prima di tutto scambiate più che vendute per profitto monetario, sulla quale si spostarono idee, culti e genti, mantenendo vivi i contatti tra le diverse anime dell’Europa, dal Settentrione fino al Mediterraneo; lungo questa via nacque una parte importante della cultura europea, una civiltà di principi, mercanti-viaggiatori e sacerdoti, dove l’incontro era celebrato dalla cerimonia dello scambio di doni, dove la moneta vigente era l’ambra stessa, un materiale considerato sacro dai più svariati popoli d’Europa. A noi piace ricordare tutto ciò e perché no pensare di esserne l’equivalente odierno quando tra fratelli Inglesi, Francesi, Tedeschi, Scandinavi, Slavi, Italici, Ellenici ci ritroviamo attorno al Fuoco, lungo il sentiero, a scambiarci ricchezze, canzoni, i prodotti delle nostre terre, i nostri riti ed i nostri miti.

D: cosa significa il simbolo della Via dell’Ambra?

R: il nostro simbolo come Sodalizio europeo precede di alcuni mesi quello del nostro Sodalizio su scala italica; come lo stemma degli Esploratori, anche il simbolo della Via è composto da una combinazione di Simboli Forza della nostra Tradizione Europea; nelle sue due varianti esso può avere un tricolore nero, bianco e rosso, orizzontale, con la medesima valenza di quello hesperiano (nero e verde qui si equivalgono nella loro funzione di colore legato alla Terra, alla manifestazione), oppure può essere molto più semplicemente uno stendardo con il solo stemma su fondo bianco; troviamo anche qui una ruota solare, qui etnicizzata esteticamente sul Kolovrat dei popoli slavi, volta a rappresentare il Sole Interiore; abbiamo poi una immagine di Giano, come Dio delle origini, anche se ad essere precisi l’immagine da cui abbiamo preso ispirazione è un ignoto dio gallo-ligure dalle medesime funzioni di quello italico, analogo anche ad altri Dei ed Eroi bifronti della nostra comune tradizione; da Giano, l’Origine, scaturisce l’Albero Cosmico, qui nella veste di Irminsul, la sua immagine archetipica nella tradizione Germanica; l’Albero Cosmico è quindi sormontato dalle stelle dell’Orsa Maggiore, a significare la comune eredità spirituale boreale ed a coronare lo stemma troviamo anche qui un ‘Sole delle Alpi’ con significato molteplice: a livello puramente di coerenza interna dello stemma è qui in veste di Stella Polare, quindi di guida e di comune origine e punto di arrivo, ma come abbiamo detto per lo stemma Hesperiano le interpretazioni sono in realtà molteplici. Benché non sia nato esattamente con questa funzione ci è piaciuto particolarmente che il nostro stemma abbia finito per rappresentare, come significato secondario, tre branche importanti dei nostri popoli: i Romanzi Celto-Latini, gli Slavi ed i Germani; ovviamente lo scopo dello stemma non era rappresentare un simbolo comune a tutta Europa, altrimenti non avremmo trascurato l’Ellade e tutti gli altri grandi e piccoli popoli della nostra civiltà.

amber road

D: Qual’è la vostra posizione politica?

R: In passato abbiamo definito la nostra una posizione a-politica, seppur nel senso evoliano della locuzione e non in quello comune. Questo ha dato vita a molti fraintendimenti, più o meno come quando in passato ci siamo definiti etno-nazionalisti o in tanti altri modi diversi. L’utilizzo del termine a-politia era da noi unicamente stato utilizzato per prendere le distanze dal chiacchiericcio della politica odierna, non per distanziarci da una dimensione realmente Politica, si veda il significato platonico del termine, che è connaturata ad ogni essere umano. Gli Esploratori Hesperiani non si occupano di politica così come è modernamente intesa: non consigliamo ai nostri Sodali o Simpatizzanti riguardo a chi votare o eventualmente SE votare oppure no, non prendiamo contatti con partiti o analoghi raggruppamenti, non siamo interessati a prestarci, come Comunità si intende, al dibattito tutto interno alle odierne contrapposizioni della cosiddetta società civile. L’unico limite che abbiamo da sempre posto ai nostri aspiranti Sodali è il non appoggiare posizioni politiche in aperto contrasto con i nostri ideali, in particolare in tema di scelte religiose e di identità etnica. Difficilmente potremmo convivere con chi vorrebbe una religione abramitica, che sia il Cattolicesimo o al peggio persino l’Islam, come religione di stato; allo stesso modo difficilmente potremmo comprendere l’ipocrisia di fondo di chi offre ai suoi Avi e agli Dei Etnarchi per poi appoggiare forze politiche che spalleggiano appieno il disastro mondialista e l’estinzione dei popoli, soppiantati sempre più da un nulla globalizzato. Questo nostro generico non curarci delle scelte in tema sociale o economico dei nostri Sodali, irrilevante ai fini comunitari e religiosi che ci siamo preposti, non significa che siano il menefreghismo, l’ignavia o l’indolenza a guidare il nostro atteggiamento verso la politica: opinioni riguardo ai fatti, in quanto umani, quindi “animali sociali”, ce le facciamo eccome e se pensiamo che sia attinente ai nostri ambiti non abbiamo mai lesinato dal parlarne, spesso toccando temi dai più taciuti per paura o per conformismo. Tralasciando la posizione politica che non possiamo avere, in quanto comunità religiosa, amicale, fraterna ed in ultimo persino ‘sportiva’, NON politica, possiamo dire che le nostre opinioni condivise sono sempre ispirate ad alcuni valori fondamentali: rispetto per la dignità e per la parola data, centralità della Famiglia sia nel senso gentilizio che nel senso ‘nucleare’ della parola, totale ed incondizionata lealtà verso i nostri Antenati e verso la nostra Terra Madre, amore per la Natura, per il Bello e per il Vero, Rispetto tra Uomini Pii e centrati a partire da quello interpersonale fino a quello tra Nazioni e tra Popoli, centralità del valore dell’Equilibrio; ogni nostro commento ai fatti e alle questioni è volto alla ricerca di questi ed altri valori per noi fondamentali, il tifo per i colori illusori che assume la spesso sterile contrapposizione tra uomini presunti civili lo lasciamo volentieri ad altri.

D: Quali sono gli autori e i movimenti culturali che vi hanno ispirati maggiormente?

R: A livello di estetica, di finalità pratiche e di similitudine organizzativa ci sono molti movimenti del secolo scorso, o precedenti, che possono averci dato dirette o indirette fonti di ispirazione: così a bruciapelo direi il primissimo scoutismo dei paesi anglosassoni (fenomeno purtroppo infiltrato subito dalla massoneria e dalle frange più politicizzate delle confessioni cristiane) nonché la Lega degli Artamani e i Wandervogel nella Germania; queste ultime due forme di aggregazione giovanile ci sono parecchio care: i primi esploravano il loro Paese a metà tra sport e sogno, tra escursionismo e vagabondare; portavano i loro canti trai boschi e accendevano i loro fuochi sulle montagne; la Lega degli Artamani nacque in un periodo difficile, dopo quel massacro che fu la Grande Guerra, e fu fondata da giovani nazional-romantici che vedevano nell’agricoltura una fonte di rinnovamento dello spirito originario del loro popolo.
Sul piano filosofico, una grande fonte di ispirazione è sempre stata per noi la filosofia platonica nonché le fratrie dei filosofi-sacerdoti dell’antichità greco-romana, quali pitagorici e neo-platonici. La lucida ‘fedeltà alla terra’ nietzscheana è un’altra fonte di ispirazione, che non vediamo in modo così antitetico rispetto all’elevata spiritualità del platonismo, benché l’autore tedesco forse avrebbe qualcosa da ridire. Formativa per noi è stata la lettura di Evola, un grande ed incompreso filosofo italiano, benché abbiamo sempre preso le distanze da tutto quel ambiente che ha fatto delle sue parole e dell’ottimo esempio di vita che egli ha dato una sorta di neo-religione, con tanto di dogmi e fideismi annessi.
In generale ci occupiamo di studiare e valutare qualsiasi fenomeno comunitario e comunitarista, a prescindere dalle ideologie da cui questi fenomeni sono scaturiti o si sono successivamente aggregati, dal comunitarismo anarchico e socialista dei primi anni del secolo scorso, il fenomeno völkisch e romantico-nazionalista dei paesi germanici, le tesi etno-nazionaliste o etno-regionaliste, l’econazionalismo e il più moderno archeofuturismo, come è stato espresso dal rivoluzionario autore francese Guillaume Faye.

esploratore rivista

D: Cosa pensate del fenomeno culturale del “tradizionalismo” o “perennialismo”? Vi riconoscete nella definizione di tradizionalisti?

R: Partiamo subito con una premessa: noi valutiamo gli studi della ‘Sophia Perennis’, il cosiddetto fenomeno culturale ‘perennialista’ e ‘tradizionalista’ come un non trascurabile pezzo di Storia nella rinascita del rapporto col Sacro del Uomo Europeo contemporaneo. Senza Evola, Guenon, Mircea Eliade, tanto per citare nomi noti quasi sicuramente ad una buona parte dei nostri lettori, e senza tutto quel lavoro prima tardo-illuminista, filologico e classicista, poi nazional-romantico di studio delle tradizioni autoctone ed orientali sui quali, volenti o nolenti, si basavano gli autori sopracitati, aggiungendovi peraltro spessore e metodologie Tradizionali di analisi, difficilmente oggi potremmo parlare di “rinascenza pagana” o meglio di Gentilità Europea nei tempi correnti.
Detto questo, onde non focalizzare l’attenzione del lettore solamente su quelle frasi critiche che spesso ci sfuggono dando per scontato un certo livello di conoscenza del ambiente umano “tradizionalista” da parte dei nostri lettori, arriviamo subito al centro della questione: se come perennialismo intendiamo l’Idea dell’esistenza del Logos, del Principio di Unità, e della non relatività dell’Essere, siamo “perennialisti”; se invece come “perennialismo” intendiamo quella sorta di neo-religione new-age ad opera di alcuni recenti seguaci del Guenon, all’interno della quale, tramite la superstizione della “tradizione unica”, si autorizzano i peggiori intrugli di tradizioni occidentali ed orientali o peggio ancora i “viaggi dell’iniziazione” alla ricerca di “Maestri originali” in chissà quale landa lontana o loggia segreta, allora NO, non ci definiamo “perennialisti”; allo stesso modo riguardo alla voce Tradizionalismo, che pur utilizziamo senza problemi, siamo soliti porre un distinguo tra la fedeltà alla Tradizione, che in quanto tale è declinata al particolare ed al locale senza perdere di vista l’unicità del Logos (che però non può essere personalizzato ne “adorato” per mezzo di essoterici miscugli di pratiche religiose eterogenee), e superstizione a proposito dell’intercambiabilità delle tradizioni; nella nostra umile e puramente pragmatica interpretazione crediamo che, se esiste una Tradizione Universale, nel senso di un insieme di virtù innate comuni agli uomini che vanno ad ispirare i singoli e determinati rapporti Sacro-Uomo riconfermate tramite la trasmissione di valori e pratiche, ci opponiamo a quelle interpretazioni che vedono le singole tradizioni religiose come tutte a confronto sul banco offerte di un supermercato, da sezionare e scannare attraverso veri o presunti strumenti esoterici (o sarebbe meglio dire… estetici!) per prendere da questa, o da quella, a seconda delle proprie pulsioni individuali. Per noi, l’essere “tradizionalisti”, o molto meglio sarebbe dire Uomini e Donne Tradizionali, si rispecchia nei concetti tipicamente romani di Mos Maiorum e di Pietas, ossia di una tendenza, di un atteggiamento di fondo, verso il non ritenersi una monade individuale ma piuttosto l’anello di una catena cominciata nel tempo del Mito e vivificata nelle varie epoche storiche dai migliori trai nostri Avi, i “creatori” e i restauratori delle singole e determinate tradizioni che vanno a confluire in quello che Siamo.

D: Quando si parla di definizioni religiose, cosa intendete per ‘Gentile’? E per quanto riguarda i termini “paganesimo” e ‘Religione Etnica’?

R: Per quanto riguarda il termine ‘Gentile’ intendiamo colui che si relaziona al Sacro interiore e circostante attraverso la costante meditazione e fedeltà verso il percorso già intrapreso dai propri Avi. Il gentile si relaziona al Sé, al Sacro e al Mondo non come un individuo disperso e solitario, ma come parte di una catena familiare, nazionale, etnica e religiosa; sul piano pratico egli si baserà il più possibile su quanto già intrapreso dai suoi Avi, per una ragione pragmatica ancor più che filosofica o ideale, intendendo come catena infinita degli Avi non tanto un prodotto storico-materiale ma bensì una comunità fatale, un percorso coerente che si snoda anche al di la delle naturali opposizioni, rivoluzioni ed umani cambiamenti avvenuti nella Storia. Per quanto riguarda “pagano” e “paganesimo” dobbiamo innanzi tutto ribadire quanto i termini siano di uso comune e ormai scevri dall’aspetto denigratorio che ebbero in passato, quando i cristiani ormai entrati nelle classi dirigenti apostrofavano i custodi del culto patrio con un termine che grossomodo si tradurrebbe con “bifolco”. “Pagano”, da pagus, villaggio rurale, non è però un termine così negativo come potrebbe sembrare; oggi come oggi, pur ribadendo in particolare per Hesperia dalle sue trimillenarie città animate da Genio immortale l’importanza della dimensione anche civica della religione tradizionale, non ci dispiace affatto pensare che i Gentili debbano ripartire dalla Terra, dalle campagne, dal rapporto con i Geni del Luogo, con i Lari Compitali, con la dimensione anche etnarca e determinata localmente del Divino. In questo senso possiamo anche essere “pagani”, perché no. ‘Religione Etnica’ è un altro neologismo tutto moderno, ma dalle radici antiche: Ethnikoi, “gli Etnici”, erano definiti i Gentili (a sua volte derivante da ‘Genos’, termine latino molto simile a quello derivato dalla parola greca ‘Ethnos’) sempre dai primi commentatori cristiani, termine che però veniva rivendicato con onore dai difensori della religione tradizionale, quale poteva essere ad esempio un Giuliano Imperatore o un Simmaco. Come Etnico, o Gentile, si identificava chi seguiva i culti ancestrali della propria Famiglia, della propria Etnia o Nazione e solo ponendo come base questi ultimi si poneva quindi in relazione con il mondo circostante e con l’universale; questo era particolarmente sentito come opposto ai seguaci delle religioni abramitiche: l’Ebreo, difatti, pur riconoscendo l’esistenza delle Genti, se ne riteneva al di sopra, mentre il cristiano, già con il rituale del battesimo che va a lavare via simbolicamente il sangue della madre dalla fronte del neonato, abbandona i rituali del focolare domestico, e quelli della propria nazione, per dedicarsi esclusivamente ad una religione ecumenica, con aspettative mondiali. Per questo motivo, anche se utilizzare il termine Religione Etnica oggi potrebbe generare ambiguità a proposito del rapporto tra il Gentile e l’Universale (le tradizioni locali aryo-europee NON sono relativiste ne tantomeno escludono l’esistenza teologica dell’Uno), troviamo molto opportuno ed utile mettere l’accento sulla componente avita, locale e sanguigna, Etnica, delle nostre religioni italiche ed Europee: ribadire la Forma in un’epoca in cui tende a prevalere l’informe e l’indifferenziato non può essere MAI un errore ne tantomeno un eccesso di semplicismo.

D: Quali sono i vostri rapporti con le altre associazioni e realtà umane gentilizie/pagane e quali invece sono i rapporti con le altre religioni?

R: La Compagnia della Via dell’Ambra nasce espressamente con lo scopo di fare da tramite, mettere in comunicazione, dare spazio alla comunità di intenti “pagana” e gentiliziam e di svolgere una funzione limitante nei confronti di tutti quei conflitti inutili di cui siamo stati spesso testimoni negli anni passati. Da quando abbiamo costituito gli Esploratori, ormai più di quattro anni fa, abbiamo avuto l’onore ed il piacere di aver festeggiato le Feste più importanti del calendario assieme ad altri gruppi ed associazioni, oltre che aver presenziato ad un numero piuttosto elevato di riunioni, convegni, presentazioni tenute dai rappresentanti di questo o quel gruppo. Per quello che ci riguarda, sia come Esploratori che come Societas Hesperiana, ci teniamo a precisare nero su bianco che non ci siamo inventati nulla ne abbiamo ricevuto chissà quale segreto da chissà quale maestro occulto o divinità: per quello che riguarda la nostra pratica religiosa non abbiamo fatto altro che affiancarci ad quel lavoro di riscoperta e di sano e cauto ri-approccio che nel nostro Paese va avanti perlomeno da un trentennio\quarantennio a questa parte, con radici antecedenti che risalgono all’indietro la Storia di almeno un secolo, qualcuno afferma persino di più; in questo senso, essendoci ‘formati’ a livello culturale ed in parte anche ‘pratico’ tramite autori viventi e tuttora attivissimi oppure deceduti da poco, ma che hanno lasciato comunità ancora attive dietro di loro, troviamo logico oltre che rispettoso riconoscere a queste realtà i loro meriti riguardo all’opera di ri-costruzione del Culto Patrio. Allo stesso modo teniamo molto al conservare rapporti cordiali con altre associazioni e gruppi nati successivamente, provenendo tutti, pur con le loro differenze, dal medesimo filone di studi e di pratiche (e parlando più direttamente, dallo stesso Fuoco Eterno di Roma-Italia); più importante ancora del dovuto rispetto, teniamo molto alla condivisione di intuizioni, nozioni, ricerche, con lo scopo di, una volta realizzato che la pluralità di impostazioni è una ricchezza e non un difetto, contribuire tutti al beneficio di quei nostri conterranei che sentano in loro il forte richiamo delle nostre radici spirituali autoctone. Per quanto riguarda la più ampia comunità dei praticanti di culti tradizionali e gentilizi in Europa, anche al di fuori del culto romano-italico, cerchiamo di rapportarci a tutte le forme tradizionali di culto indo-europeo come se si trattasse di differenze vernacolari di un unica espressione religiosa; in passato abbiamo avuto modo di partecipare a rituali Slavonici in Repubblica Ceca e Polonia, Wodenisti ed Asatru in Inghiliterra, Alsazia-Lorena e Danimarca, abbiamo partecipato a festività e momenti di simposio con realtà praticanti il Culto Ellenico e Celtico; tramite il referente della Societas Hesperiana, membro dell’European Congress of Ethnic Religions dal 2010, cerchiamo di far valere sempre quella che per noi è una autentica ‘missione’: far comunicare le diverse anime della nostra Tradizione Indo-Europea; si badi bene, la nostra ambiziosa aspirazione è quella di una comunicazione NON solo su di un piano meramente orizzontale (dove si situa il mutuo appoggio, la convivialità, l’organizzazione di eventi, ecc.) ma bensì, auspicando per i tempi venturi un serio lavoro sul piano dell’analisi teologica e filosofica delle nostre tradizioni con lo scopo di far si che l’opera di restaurazione gentilizia all’interno delle comunità di Europei che lo desiderino con tutta l’Anima possa essere il più possibile completa di Conoscenza, al di la del mero folklorismo da una parte e della vuota speculazione dall’altra.
Per quello che riguarda il più vasto mondo del neo-paganesimo e dei neo-spiritualismi, a livello di Via dell’Ambra tendiamo a non mantenere contatti ufficiali con associazioni o gruppi, ma piuttosto cerchiamo di valutare le singole persone; anche all’interno di vie e pratiche non del tutto tradizionali in senso Gentile, vuoi perché relative a religioni sincretiche nate successivamente, vuoi perché incentrate su pratiche psico-fisiche (es: arti marziali, meditazione, ecc.) e non su di un approccio religioso definito, si possono trovare persone e idee valide, con le quali vale la pena avere un dialogo e dalle quali si può sempre cercare di imparare qualcosa, in particolare a proposito di quello che nella nostra quadripartizione di ambiti denominiamo come ‘Spirito’, non strettamente legato alla sola dimensione della pratica religiosa.
Sono da precisare inoltre e brevemente alcune cose riguardo al nostro rapporto con le religioni non Gentili Europee: per quanto riguarda i culti gentilizi, etnici, diffusi nel resto del mondo dall’India al Giappone, dalle Americhe all’Africa, il nostro atteggiamento è quello di totale equiparazione del diritto religioso di ogni Popolo nella sua Terra a quella che è l’espressione della tradizione italica in Hesperia; ovviamente, rapporti di comunicazione e di reciproca conoscenza sono e saranno da noi ricercati più che altro con quelle religioni etniche, al di fuori dell’Europa, che sono di origine Indo-Europea; allo stesso modo consideriamo con favore tutte quelle religioni non esclusiviste, più filosofie che religioni vere e proprie, che si sono diffuse in Asia negli ultimi millenni, come il Buddismo, il Confucianesimo, il Taoismo, il Sikhismo dell’India e lo Zoroastrismo della Persia; non a caso queste religioni sovente si sono fuse o si affiancano ai culti etnici e familiari; nel caso del Buddismo, la sua origine indo-europea, il suo non sostituirsi assolutamente alla pratica dei culti patri ed il suo essere già stato ampiamente praticato da indoeuropei e persino da europei fa si che possa essere una materia di studio e riflessione (per quello che riguarda la pratica ci sarebbe da fare un discorso molto più approfondito) da parte di un Gentile senza il pericolo di tradire in nessun modo i costumi religiosi dei Padri.
Per quello che invece riguarda le tre religioni abramitiche, Giudaismo, Cristianesimo ed Islam, la nostra posizione è simile a quelle che i nostri Avi si fecero in merito, opinioni e decisioni legali che furono augurate per mezzo di oracoli e oggetto di numerosissime discussioni di Diritto Religioso nel corso di secoli: non riteniamo divine ne divinamente ispirate le persone di Mosé, Cristo e Maometto, lasciamo al singolo il giudizio se ritenerle persone degne di qualche tipo di riverenza dal punto di vista umano. Per quanto riguarda il Giudaismo lo riteniamo l’espressione religiosa del popolo ebraico, per tanto una forma seppur molto peculiare di Religione Etnica; non ne apprezziamo ne approviamo il senso di superiorità messianica nei confronti delle Genti, poiché non pensiamo che il Demiurgo ne tantomeno il Logos possano aver “scelto” un qualsiasi popolo come rappresentante terreno. Per quanto riguarda l’Islam, riconosciamo la funzione di diritto sacrale che svolge per le popolazioni che storicamente l’hanno accettato; allo stesso modo, però, riconosciamo in esso una pericolosa forza di aggressione politico-etnico-religiosa nei confronti delle nostre terre ancestrali, della religiosità dei nostri popoli europei e dei loro usi e costumi. Senza volerci perdere in una sterile polemica anti-islamica, ribadiamo la nostra posizione che ci vede fermamente ostili ad una qualsiasi penetrazione stabile di questa religione nel nostro territorio, indistinguibile dalla penetrazione politico-etnica stessa da parte dei suoi praticanti proprio per come è strutturato il concetto stesso di Ummah (is est l’ecumene islamico); individui di fede islamica possono tranquillamente pregare nelle loro case e proprietà private, poiché il loro diritto religioso lo consente: poiché la Moschea non è tecnicamente un Tempio, ma bensì un centro civico, una sala di lettura e preghiera, un tribunale ed a tratti persino un mercato, in altre parole, anche tecnicamente e ritualmente parlando, una ANNESSIONE territoriale a vantaggio della Ummah (l’Ecumene dell’Ex Impero Arabo, ora unito solamente da vincoli religiosi), pur rispettando questa fede non possiamo vedere favorevolmente l’aggressione di quest’ultima alla terra dei nostri Avi, ancor di più se mascherata dall’apparentemente innocente “richiesta di luoghi di culto”. Per quello che riguarda il Cristianesimo, occorre precisare che non siamo interessati neppure minimamente all’anticlericalismo d’accatto diffuso in ampi strati del mondo “pagano”: il nostro essere NON-cristiani, ed a tratti, dove serve e solo difensivamente parlando, persino “anti-cristiani”, non sta a significare per noi una ottusa e monomaniacale opposizione a questa religione teoricamente maggioritaria nella nostra terra. Non vediamo quindi di buon occhio alcun apparentamento tra la Gentilità Etnica Italica, perlomeno per come la intendiamo noi, e tutte quelle forze laiciste, atee, occultistiche e chi più ne ha più ne metta, che fanno della polemica anti-clericale il fulcro della loro attività. Siamo invece perfettamente consapevoli, onorando noi i legami di Sangue e la Famiglia, che una discreta parte dei nostri popoli, famiglie, genti, della Nazione, pratica questa religione con più o meno devozione; rifiutando il monadismo tutto moderno e il giocodiruolismo neo-spiritualista, questo sta a significare che tra noi e il cattolicesimo, parlando dell’Italia, sussistono dei legami, che questo ci piaccia oppure no; legami che sono piuttosto evidenti, quando si va a vedere quanto la liturgia cattolica sia ancora pesantemente influenzata dalle radici italico-romane, quanto la religiosità popolare ed il folklore siano pressoché identici negli atti e nelle pratiche e via dicendo. Dopo questa importante premessa, che ci impedisce, come invece capita spesso nell’ambiente “neo-pagano” intriso di relativismo e di rancore anti-cristiano fine a se stesso, di mettere sullo stesso piano il rosario della nonna con il progetto di un nuovo minareto alle periferie del nostro capoluogo, è necessario precisare anche altro: la nostra premessa di lontananza dal vuoto rancore storico (premesso che NON dimentichiamo i fatti storici che hanno visto il cristianesimo imporsi non certo in modo pacifico) e dalla polemica fine a se stessa NON sta a significare che il nostro approccio verso il cristianesimo sia quello del dialogo o peggio ancora del sincretismo; come i nostri Avi pensiamo che la “mitologia” cristiana e le pratiche di questa religione siano una forma di superstizione, nella dicitura latina antica della parola, ossia di religiosità smodata ed emozionale, incentrata più che altro su elementi basso-emozionali o demonici (nel senso corretto e Gentile della parola, OVVIAMENTE); similmente alla dicitura di religiosità asurica che i nostri cugini spirituali dell’India danno di questa e di altre religioni non-Gentili e non-Etniche, la nostra dicitura di superstizione vale per un insieme di simboli, miti e culti molto confuso, in cui si mescolano sincere forme di rapporto con l’Anno Sacro, con gli Avi (il culto dei defunti), con l’Assoluto, assieme ad altre pratiche e credenze che noi consideriamo degradanti per l’uomo italico ed europeo se non per l’ideale di Anthropos stesso (pratiche e credenze dall’impatto storicamente disastroso nel nostro contesto etno-cultuale e religioso). Allo stesso modo di quanto abbiamo detto per l’Islam, con tutte le dovute differenze connotate nella “consanguineità”, “conterraneità” e “con-storicità”, i nostri rapporti si limitano alla difesa di quello che siamo, crediamo e facciamo dalla prepotenza e ignoranza di quella parte dei cristiani che ancora crede di onorare il suo dio\daimon negando gli Dei “altrui”: questa difesa si connota come una SERIA divulgazione a proposito di tutte le false credenze a proposito della religiosità etnica Italica ed Europea diffuse dalla propaganda cristiana di ieri e di oggi, senza per questo aggredire questa religione ne tantomeno volerne convincere i sinceri aderenti ad abiurarla; questo pur sapendo bene che la quasi totalità dei cristiani europei odierni avrebbero tutti i requisiti di Sangue e di Anima per poter onorare piuttosto quello che è il loro Culto Ancestrale.

D: Cosa pensate dell’Esoterismo e per quale motivo avete preso talvolta le distanze dalla Massoneria in modo anche piuttosto smaccato?

R: Prima di passare alla risposta vera e propria intendiamo fare una opportuna rettifica del termine Esoterismo. ‘Esoterico’ è ciò che riguarda l’interiorità, nel senso della re-intregrazione del Sé nel Divino, e ciò che riguarda la dimensione più ‘interna’, segreta, misterica, destinata a pochi presente in gran parte delle tradizioni. Ben diverso dall’Esoterismo è invece l’”occultismo”, termine che ha cominciato ad aver senso di esistere a partire dal 18° secolo, volto a rappresentare quel fenomeno di “ricerca spasmodica e disordinata verso il sacro, il particolare, il magico, l’occulto”. I due termini vengono oggi confusi per colpa di una certa letteratura di dubbio gusto, dove il termine “esoterismo” viene utilizzato con l’accezione di “occultismo”, errore poi ripreso ampiamente dalla stampa: oggi non è difficile sentire questo termine a proposito di gruppuscoli di allucinati, se non di criminali, oppure a proposito delle tendenze di questa o quella “stella” del panorama pop. Per quello che riguarda l’Esoterismo nel senso corretto della parola, lo consideriamo una parte importantissima della dimensione umana autentica, perlomeno di una certa parte dell’umanità che sia sufficientemente integra animicamente e spiritualmente parlando. Per quanto riguarda l’Europa contemporanea, vi sarebbe da valutare un annoso problema, consimile a quello dell’occultamento delle pratiche religiose autoctone nel corso di un millennio di Storia: anche i Misteri tradizionali europei, ed euro-mediterranei, si sono occultati, in larga misura per via dell’azione distruttrice della superstizione cristiana ed islamica, in parte per via di un lento fenomeno di decadenza al quale, anche per via del diffondersi stesso delle violente superstizioni desertiche, non vi furono i mezzi per rispondere efficacemente; questo significa che il filo diretto tra i Misteri del mondo antico e l’attuale Esoterismo occidentale è in parte spezzato, o meglio reso fumoso e nebuloso: l’Esoterismo, e gli occultismi, dell’odierno occidente sono in larga parte opera di successive elaborazioni, ricostruzioni, prestiti da parte di altre tradizioni, non ultima quella giudeo-cristiana stessa; questo se parliamo di scuole esoteriche ed iniziatiche vere e proprie, anche se è da specificare che una trasmissione pressoché diretta, con poche interruzioni, di antichi insegnamenti agì perlomeno fino al Rinascimento e si insabbiò definitivamente solo nel primo ‘700, con il pervertirsi di molte aggregazioni esoteriche in circoli occultistici, laicisti, banalmente culturali o peggio ancora lobbistici e para-mafiosi. A questo punto, e solo a questo punto e non prima, nasce anche la massoneria moderna, precisamente nel 1717, incarnando tutto il peggio di questa deviazione ed involuzione dell’esoterismo di scuola occidentale; verranno esclusi da questa degenerazione progressiva solamente pochi sparuti individui e gruppi, alcuni peraltro anche eccellenti per quello che fu la riscoperta della religiosità gentile o per essersi riallacciati allo spirito patrio di alcune nazionalità europee, troppo pochi per poter valutare il fenomeno senza sospetto. Per quello che riguarda l’Esoterismo in Oriente, o presso le popolazioni cosiddette selvagge, ci sarebbe da spendere un discorso che qui non abbiamo tempo di intavolare: basti pensare che anche gli altri continenti e le altre genie di uomini, pur non soffrendo sempre i processi di parziale interruzione ed occultamento che ha vissuto l’Europa, hanno tutti sperimentato ampiamente una decadenza, una involuzione ed un parziale nascondersi della dimensione autenticamente Esoterica, il che rende molto difficile, anche se non impossibile, quello che alcuni perennialisti vorrebbero, ossia un “prendere dagli altri ciò che abbiamo perso”.
Per concludere vediamo di buon occhio tutto ciò che, senza clamore, senza doppi fini e senza fretta, è volto verso alla duplice ricerca Esoterica applicata al contesto a cui facciamo riferimento, ossia l’Ascesa interiore dell’Uomo da una parte (e ciò non è in contrapposizione alla dimensione religiosa, anzi…) e la ricerca del significato interno, nascosto, profondo di simboli, miti, riti, atti e gesti: in questo possiamo dire che la nostra impostazione tende ad essere esoterica più che banalmente folkorica; esoterica nel senso della tendenza a ricercare la profondità e la conoscenza, non certo in virtù di inesistenti iniziazioni dall’alto delle quali pretenderemmo di insegnare alcunché. Al di fuori di questa tendenza alla profondità, all’equilibrio e alla meditazione, la Via dell’Ambra non possiede un definito indirizzo esoterico, non indirizza verso gruppi di sorta ne tantomeno, pur incoraggiando il simposio a proposito di argomenti esoterici, filosofici e teologici, non annovera al suo interno persone che possano pretendere di essere da guida su questo piano, ma unicamente dei pari, con più o meno conoscenze teoriche al riguardo.
Per quello che riguarda la ricerca individuale propedeutica a quella Esoterica per come è corretto definirla, non poniamo limiti eccessivi ai nostri Sodali: nessun limite di studio e di riflessione, ma come limite a pratiche ed affiliazioni poniamo alcune semplici regole; non siamo interessati a pratiche degradanti, palesemente contrarie al Mos Maiorum, allo sballo occultistico fine a se stesso, ne a pratiche e scuole che neghino o bestemmino la Pietas e gli Dei o ad altre che obblighino di fatto a negare la fedeltà verso gli Dei Patri per donarla esclusivamente ad altre deità, spiriti o demoni. Per quello che riguarda la Massoneria e tutti i gruppi ad essa collaterali o collegati legittimamente ed illegittimamente (O.T.O, thelemismo, martinismo, neo-rosacrucianesimo, ecc.) abbiamo stabilito una NON compatibilità con il nostro Sodalizio, non solo per via di differenze di approccio nei confronti del Sacro (nei casi sia presente…) ma anche e soprattutto per via del modus operandi della stragrande maggioranza di queste congregazioni, basate in larga parte sulla mutua assistenza degli aderenti; alla luce della nostra esperienza in merito, esperienza motivata dall’osservazione, non possiamo dirci in grado di poterci fidare pienamente nel praticare assieme, a livello familiare, collegiale e comunitario, il culto patrio assieme a chi non sappiamo a quali dei o demoni giuri all’interno della sua loggia coperta da segreto; questo NON significa che consideriamo tutte identiche a loro stesse le decine di tipologie di ordini massonici e para-massonici: identici NON lo sono, e sicuramente vi è chi è degno di rispetto a fianco di chi invece non fa altro che incarnare quanto di peggio vi è nell’uomo occidentale attuale ma non è nostro interesse dedicarci nel faticoso ed a tratti impossibile lavoro di distinguo, lavoro reso penoso dalle decine e decine di falsificazioni, contraffazioni e appropriazioni reciproche di cui quell’ambiente si è qualificato negli ultimi tre secoli; dipanare quella matassa non è compito nostro, ne mai lo sarà. Sarebbe necessaria CHIAREZZA, semmai, da parte di chi utilizza un certo tipo di simbologia, quando questa stessa simbologia spicca come insegna empia e gigantica piantata sul corpo sanguinante d’Europa e di Gaia intera, quando questi stessi segni, gradi, saluti, fanno parte dei rituali laici e svuotati di chi sta uccidendo i popoli, le religioni e le tradizioni, ma questa chiarezza possiamo semplicemente richiederla a chi si rapporta a noi, non certo pretenderla da chi con noi non ha rapporto alcuno o che, se ne avesse, ci tratterebbe da nemico. E’ solamente verso chi è co-responsabile della decadenza e dell’involuzione ulteriore delle nostre società europee nonché verso coloro che, riconoscendo in chi del Mos Maiorum cerca di fare la sua bandiera un nemico, hanno attaccato in modo più o meno velato noi o più in generale la comunità gentile italica ed europea, che in passato abbiamo dedicato, nella tradizione satirica dei nostri Avi, alcune vignette e boutades sull’ambiguità ed incoerenza del fenomeno massonico moderno; di certo non abbiamo fatto ironia sugli interessanti fenomeni, sul piano storico, simbolico ed esoterico dei Mastri Costruttori di Cattedrali, sulle Confraternite di Mestiere europee del Medioevo; su quelle e di come attraverso esse, in parte ed in maniera contraffatta, si siano trasmessi alcuni ‘piccoli Misteri’ occidentali, sarebbe invece il caso di studiare e riflettere, anche per non cadere nel tranello di chi erede di questi misteri si spaccia oggigiorno.

D: cosa sono per voi gli Dei e in che modo riprendete i riti dei popoli antichi’?

R: il nostro concetto di Divinità è quello di Idea Intelligente, Ente Trascendente ed ispiratore, dall’Alto, della Natura, nella quale si esprime, comprendendo nella definizione di Natura e di microcosmo anche la stessa interiorità umana, attraverso una gerarchia di emanazioni sia trascendenti che immanenti, che possiamo chiamare romanamente Geni oppure, con un neologismo, Spiriti se non addirittura Angeli e Demoni (nell’accezione platonica ed ellenica del termine, non abramitica!). Rimandiamo, come approfondimento, agli articoli da noi pubblicati con il nome di Il Culto Gentile nell’Italia Odierna presenti sulle pagine di Arya (serie di articoli non ancora conclusa, rappresentante dei “lavori in corso” e di certo non una trattazione esauriente). Facciamo nostre le ‘ipotesi’ Romana prisca e neo-platonica del concetto di Divinità (interpretazioni felicemente intrecciate nella fase imperiale della nostra identità religiosa), rimanendo però aperti ad altre possibili interpretazioni, tante quante ve ne erano già anticamente, nell’ambito della civiltà Gentile “greco-romana” ed europea (es: visione immanente, visione mitologica, visione tradizional-popolare, visione stoica, visione misterica, ecc.). Per quanto riguarda la ritualità, ci identifichiamo con una scelta tradizionale e pragmatica; la nostra non è una “ripresa” o una “ricostruzione” nostalgica ma semmai un ri-approcciarsi al divino presente attorno e dentro di noi, innato nel nostro Sangue, nella nostra Anima, nel patto con la Terra che ci ha generati, il Divino Immanente, con lo scopo di onorare, attraverso esso, il divino sopra di noi, ossia il Divino Trascendente. In chiave pratica e ritualistica ciò non si riduce alla rievocazione di estrapolazioni archeologiche e storiche di quella che era la prassi rituale delle nostre popolazioni avite, anche perché questo andrebbe incontro a numerosi problemi logici: quale epoca? Quale tradizione gentilizia? Quale interpretazione? Culto pubblico o unicamente religiosità privata ed individuale?
Il mondo in cui siamo nati è identico dal punto di vista delle Forze Geniali che lo animano, solo lievemente e naturalmente cambiato rispetto a quello dei nostri Avi: identici i Geni che animano il territorio, simili, per quanto riguarda il nostro paese, le etnie che lo popolano e di conseguenza simile il rapporto con il Divino Immanente; d’altra parte, non si può negare che quest’epoca sia radicalmente diversa dal punto di vista sociale e culturale, che vi sia stato uno “strappo”; ne si conclude che identico debba essere l’approccio verso il Divino Immanente, poiché connaturata in una Natura interiore ed esteriore che non è cambiata storicamente, identica la tensione verso il Trascendente, che è innata e non può cambiare se non attraverso cicli epocali di ascesa e decadenza che non staremo qui a trattare; diversa, invece, la tensione morale, che oggi per forza di cose può essere più che altro forza di motivazione individuale, familiare, comunitaria e non certo ispirazione per l’intera società, dedita ad altre forme religiose o ancora più spesso sprofondata nell’irreligiosità. Ne consegue una ricerca da parte nostra del nucleo fondante delle tradizioni patrie, una tensione verso una meta non certo facile, e un cauto e rispettoso approccio al Divino che parta da quanto è tradizionalmente vicino a questo nucleo, potando tutto ciò che è (anche solo per il momento) fumoso, superfluo o frutto di avvicendamenti storici. La struttura dell’atto rituale, che ha sempre la famiglia come colonna centrale, è quella tradizionale Romano-Italica, rimasta intatta nella Storia e mai modificata dalle seppur numerose variazioni di quella che è la speculazione religiosa, la superstizione, l’avvicendarsi delle epoche storiche; una struttura rituale che, come abbiamo già ripetuto in passato, trascende il suo inquadramento storico (Roma, VIII sec. a.e.c., ecc.) per riferirsi ad archetipi italico-esperidi molto più antichi, rivelati dal più antico patto tra le Stirpi che abitarono questa Terra e le Deità e Genialità che sottilmente la reggono. Sul piano pratico, sempre con la cautela ed il rispetto con cui la materia rituale va approcciata specie dall’uomo moderno reduce di secoli di irreligione o superstizione, il Rito ‘privato’ romano-italico è inoltre un efficace strumento di interpretatio delle altre tradizioni d’Italia, secondo un meccanismo già utilizzato in passato dai nostri Avi, dotato di ben precise regole. E’ piuttosto ovvio, solo per fare un esempio, che un Piemontese che offre alla memoria dei suoi Avi tramite un rito Romano, non vada a fare un atto di rievocazione storica in cui si identifica mentalmente, con la sua immaginazione, soltanto con la componente romana della sua storia gentilizia, ma bensì utilizzi la forma che gli è stata tramandata, in questo caso romana, per onorare prima di tutto le genialità della sua parte di Hesperia-Italia e quelli che sono i suoi reali, e non immaginati, Antenati. Rimanendo coerenti nella aderenza alla Forma tradizionalmente ricevuta, nulla vieta al Gentile, come avveniva quando la Pax Deorum era ancora onorata e come si è continuato a fare ancora per molti secoli, di celebrare i momenti dell’anno che sono sacri alla sua tradizione locale e familiare, secondo il Diritto Religioso Privato… anzi! Potremmo dire che in assenza di un più alto riferimento pontificale pubblico quale poteva essere lo Stato Romano, la Città Stato, la Teuta, un Regnum tradizionalmente retto, ecc., questa sia essenzialmente la dimensione predominante del Culto privato e non tanto l’imitare questa o quell’epoca storica, fenomeno invece di natura mentale, tecnicista, transitorio ed illusorio che finisce spesso per allontanare le persone dal Sacro e dagli Dei.