Velites

Una delle cose più irritanti ed inquietanti del periodo in cui siamo nati, col senno di poi, altro non è che l'”adolescenza prolungata” (a volte fino ai quarant’anni passati!), con annesso il mito dei “ggggiovani” (l’esercito del surf!)… il credere che senza scimmiottare gli adolescenti (leggasi minorenni, o comunque persone sotto i 19 anni) una persona adulta non possa divertirsi, ridere, scherzare, fare l’amore, avere ideali trascinanti senza essere la caricatura del sopracitato adolescente, con le sue turbe, instabilità, le sue “prove contro il mondo”, le sue ribellioni, il suo sessualismo esasperato, tutte cose che caratterizzano l’adolescenza da secoli, ma che sconfinano nella vita del ‘giovane adulto’, la persona dai 19\20 anni in poi, soltanto da un paio di generazioni, non in ultimo “grazie” alla “rivoluzione” sessantottina e al diffondersi delle “identità subculturali di mercato”, con cui si può giocare alla “costruzione dell’identità”, ovviamente basso-aggregativa e suburbana, fino ad una età in cui una mal capita “età adulta” si fa avanti prepotente, carica di impegni, del culto del lavoro, della famiglia de-sacralizzata (quando va molto bene!).
Ecco che così il “gggiovane” (sic.), avendo passato tutta l’età in cui i suoi Antenati, i suoi stessi nonni senza andate troppo “indietro”, costruivano Famiglie, si battevano per Ideali (giusti o sbagliati che fossero), e se il Fato lo voleva assistevano pure a momenti terribili o gloriosi della propria Nazione, facendo la propria parte nel bene e nel male, senza per questo smettere di divertirsi e rapportarsi con allegria e serenità alla Realtà circostante a, diciamolo in francese alto-medievale, CAZZEGGIARE, poi si trasforma istantaneamente, come se avesse ingollato una pozione in ciò che la società odierna chiama “adulto”, vale a dire un disilluso che pensa quasi solo al lavoro, a rapporti interpersonali meccanicistici, in cui un mai represso e fin troppo coltivato Ego (l’egoismo adolescenziale, formativo nel giovane, ma che andrebbe fatto evolvere e ritualmente ucciso crescendo e venendo reintegrati nella Comunità), sperimenta alienazione, scorno, frustrazione, rendendo la persona di fatto un “bambino invecchiato male e precocemente”.

Il giovane europeo, quindi i giovani dei popoli italici tutti, specialmente settentrionali per via di fattori storico-culturali e di vicinanza con il mondo centro-europeo, tende a crescere più lentamente nel fisico e negli atteggiamenti, rispetto ai giovani di altre parti del mondo. Ciò porta a non pochi problemi, e certi fenomeni di bullismo a sfondo razziale, in realtà di convivenza multiculturale forzata, ne sono una delle più evidenti manifestazioni. In ogni caso, questa nostra caratteristica genetica (riflesso di differenze ‘geniali’, inerenti al Genio della Stirpe), contiene lati di forza, tra cui una maturazione sì più lenta, ma allo stesso tempo molto più profonda, perlomeno in linea teorica e generale: un sedicenne africano è molto più maturo, fisicamente parlando, di un sedicenne europeo, ma sovente, e per tutta una serie di ragioni, la maturità interiore di un ventenne delle due stirpi tende ad avvantaggiare un Europeo, a parità di formazione e di situazioni del vissuto, anche solo perché una formazione più lunga offre sicuramente più stimoli evolutivi, piuttosto che un adattamento veloce ed immediato a comportamenti sociali adulti. E’ piuttosto chiaro che, se il punto di partenza è una caratteristica se vogliamo innata, di certo non è innato un prolungamento dell’adolescenza che sia così forzoso, innaturale, costruito su logiche ormai completamente avulse da qualsiasi tradizionalità, fosse anche soltanto residuale. Non in ultimo, l'”adolescenza bruciata e prolungata”, avviene ormai, negli ultimi anni, associata addirittura ad una “infanzia violata”, dove si demistificano le fantasie, le fiabe, i Miti, dove si avvia il bambino, tramite una educazione sempre più da apprendisti stregoni e sempre più lontana dalla pedagogia tradizionale, ad essere anch’egli consumatore ed individuo-atomo, nonché ad una sua abominevole sessualizzazione… non solo l'”adolescenza” ruba spazio all’età del giovane-adulto, ma la ruba prepotentemente all’infanzia, inserendo nella tarda età del gioco e della fantasia l’elemento dell’esibizione dello status sociale, attraverso vestiti e mode, della sub-cultura a spese della reale Identità, nonché della sessualità esibita più che realmente voluta o capita.

Pare dunque che questa “adolescenza” sia l’età preferita del sistema sociale in cui viviamo immersi, e non ce ne stupiamo, essendo l’età dell’indefinito, del “né carne né pesce”, “né bambino né adulto”… l’età ideale per il perfetto cittadino della Civiltà dell’Indefinito e del Nulla!
Tutto questo, di fatti, è funzionale ad un certo “nuovo ordine”, sociale, politico ed (a)spirituale, che qualcuno teorizza e, con consapevolezza o meno di cosa stia facendo e quali principi incarni bel farlo, sta già da tempo mettendo in pratica: giovani che si ribellano in modo convulso, discontinuo, a-gerarchico e scomposto, adulti che si sentono vecchi e deridono i maldestri slanci dei giovani, essendo consci di essere stati esattamente come loro, fanno un Popolo castrato e perfettamente sottomesso, e ciò è in sinergia con la, conscia o meno non ci deve interessare più di tanto, distruzione spirituale, etnica, estetica, culturale delle nostre genti, portata avanti da Forze avverse ai nostri Enti Etnarchi italici, romani ed indo-europei.

Un approccio Identitario, Spirituale, Comunitario, Etno-Religioso (id est, Gentilizio), Tradizionale alla vita combatte tutto questo con TUTTE le sue forze, e sia ben chiaro che tutto questo, il riconoscere che questa è una lotta e che l”avversario’ (che è anche dentro di noi!) ci vuole imbelli ed incapaci, non deve MAI toglierci il sorriso, la voglia di scherzare, l’amicizia, la musica, l’amore, lo slancio ideale che vanno restituite a TUTTA l’esistenza e la vita umana, non solo ad una adolescenza fittizia ed alienante, castrante, partorita dal mondo opposto al Nostro e non in ultimo dagli studi sociologici delle industrie pubblicitarie della seconda metà del ‘900, che si accorsero che prolungando la fase di incertezza dell’adolescente, sempre alla ricerca di una identità costruita attraverso beni di consumo, si realizzavano maggiori profitti.

Superare questo ‘nodo’ incapacitante, e combatterlo nella società, è una delle più grandi sfide di un movimento giovanile, Identitario e Religioso come il nostro, nonché della gioventù Italica ed Europea tutta; ne va dello stesso futuro della nostra Civiltà.
La nostra Gioventù è da viversi sotto l’egida di Iuventas Dea che, assieme a Marte e Diana, formava le fratrie e le sorellanze iniziatiche dei giovani e delle giovani Italiche e Romane, non sotto il segno di mode e subculture, sia che esse siano progettate nelle centrali estetiche ed ideologiche funzionali ai paradigmi vigenti, sia che vi siano ad essi opposte, e quindi marginalmente utili, ma scomposte e prive di un riferimento tradizionale reale e profondo. Iuventas, la Giovinezza, assieme a Terminus, Dio dei Confini, furono gli unici Numi che non lasciarono i loro altari quando questi dovevano essere spostati per far posto al Tempio di Giove Ottimo Massimo, segno che l’esistenza del Limite e la sacralità della Giovinezza non sono adombrati nemmeno dal Re degli Dei e segno che nessun uomo deve trascurarne il Culto quando nemmeno Giove volle fossero obliati o relegati in secondo piano.

In quanto giovani Italici, Gentili e centrati nella nostra Identità, dobbiamo essere pronti ad affrontare la Primavera Sacra, l’esilio nel Bosco (qui jungherianamente inteso) a cui siamo stati chiamati, affinché esso ci insegni tutto ciò che può insegnarci, in vista della ri-Fondazione della nostra Civiltà, e degli eterni valori del Mos Maiorum. Non più paludi, foreste intricate e razziatori di vacche affrontano oggi i novelli Fabi e Quintili, ma giungle di cemento, sirene più ingannevoli di quelle che udì Ulisse nel suo viaggioci sussurrano nelle orecchie e non semplicemente rozzi sono coloro che ci circondano, ma sovente empi ed a-spirituali, ed ostili a tutto ciò che un giovane Vir ed una giovane Virgo, radicati nella propria tradizione, incarnano. Questa è l’epoca in cui viviamo, il mondo in cui siamo nati, simile eppur diverso a tante altre epoche barbariche e senza Legge che ci hanno preceduto. In quest’epoca siamo chiamati a vivere e lottare, in questa ed in nessun altro mondo virtuale ed immaginario che possa sollazzare la nostra fantasia. In questa Realtà dobbiamo incarnare i nostri valori, coltivare il Mos e la Pietas, rendere orgogliosi di noi gli Antenati e distogliere verso di noi lo sguardo degli Dei quando rivolgiamo ad essi preghiere pie. Per fare tutto questo, occorre bruciare il fantoccio dell’eterno “adolescente” che ci è stato accuratamente preparato e cucito addosso, per ritrovare la Nostra, autentica, Eterna Giovinezza.

AMBRONES!

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