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Ancora una volta, facciamo ritorno dal nostro annuale Campo Invernale di Introduzione alla Sopravvivenza, un “campeggio duro”, senza tenda e disponendo di poche comodità, con cui intendiamo formare i nostri (e le nostre) Sodali, aiutarci a combattere le paure più ataviche, il bosco, il freddo, il buio, la Natura selvaggia, nonché fornire i rudimenti più introduttivi per la sopravvivenza in situazioni critiche; lo spirito di queste esercitazioni non è per noi MAI solamente “sportivo”, “ludico” o di becera sfida, ma vuole fornire ai nostri Sodali competenze pratiche nonché elementi di riflessione interiore, che possono tornarci utili in tutti gli aspetti della nostra vita, non in ultimo in vista di una certa “disintossicazione dalla Modernità”, vale a dire non criticarne sterilmente e dialetticamente i presupposti, bensì riconoscerne fisicamente i limiti.

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Immergersi nella Natura senza nessuno strumento tecnico, o con soltanto quelli che si è deciso precedentemente e consapevolmente di portare, non è una rievocazione del passato: nessuno dei nostri Antenati ha mai vagato in modo bestiale trai boschi, se non per necessità e per periodi limitati. D’altro canto, la sospensione di certi aspetti della Civiltà, e qui intendiamo sia la Civiltà propriamente detta che l’attuale definizione di “civiltà moderna”, sovente sua caricatura svuotata, può meglio farci riconoscere il valore del vivere civile, della natura Politica dell’umanità, l’indubbia utilità della tecnica (che comincia dall’accensione del Fuoco, mai scontata, mai gratuita e non sempre facile in tutte le condizioni climatiche e geografiche!), la fragilità del vivere civile, specialmente nel contesto moderno e post-moderno di una società svuotata dell’elemento del Sacro. Come le Primavere Sacre dei nostri Avi Italici ed Indoeuropei, il nostro ciclico estraniarci dal contesto civile, scandito da momenti propizi del Calendario, il nostro Ritorno al Bosco, non vuole essere visto come contrapposizione all’Urbe ma come Iniziazione Giovanile al vivere civile, alla Vera Civiltà, che è Scelta Eroica ed anti-individualista e non grigia amministrazione burocratica.

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L’assumere come realtà possibile che l’attuale aggregato sociale possa essere, e sia, debole e fragile, che possa eventualmente sprofondare nel caos e nella povertà da un momento all’altro, e l’esercitarsi ad essere pronti a questa evenienza, non è un profetizzare sventura, non è un gioco di ruolo catastrofista, non è nemmeno un auspicare per eventi che sarebbero in larga misura drammatici per la maggioranza delle nostre genti, ma è semmai una dimostrazione di saldezza interiore, consapevolezza e forza, che, con l’aiuto dei Geni delle nostre Terre e degli Avi, nostri alleati spirituali, vogliamo fare nostra.

Con pazienza, senza arroganza e senza inutili esibizionismi figli degli stereotipi hollywoodiani che non appartengono alla nostra Tradizione (e a nessuna tradizione!), continuiamo quindi per la strada del Bosco, stagione dopo stagione, anno dopo anno, verso la ri-fondazione interiore ed esteriore della nostra Città degli Dei, tendendo l’orecchio verso ogni consiglio i silvani Fauno e Feronia vogliano darci.

AMBRONES!

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