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Da oggi, 19 Giugno, fino al 24 si svolgono i sette magici giorni del Solstizio d’Estate, che quest’anno cadrà astronomicamente la mattina del 21.

Il Solstizio d’Estate, apparentemente assente nel calendario urbano di Roma, era celebrato in tutta Europa e contemplato in tutti i calendari rurali indoeuropei che hanno lasciato le loro tracce nelle festività sincretiche della nostra attuale Era. Dal punto di vista Italico celebriamo quindi Sol, il Sole declinato nel suo aspetto maschile, secco, trionfale, di Re del Solstizio d’Estate, colui che fa maturare il grano, che nelle nostre terre si raccoglie grossomodo nei giorni di Solstizio (poco prima o poco dopo a seconda della latitudine). Poco ci è rimasto del culto solare romano-italico, che comunque era importantissimo anche solo giudicando la mole di ritrovamenti di simboli solari presso tutte le culture d’Italia. Se vogliamo possiamo fare una piccola critica a certo NEO-tradizionalismo: nella nostra religione trovano sicuramente più spazio divinità di origine lunare o anche uranico-celeste e più raramente le potenze solari sono adorate come divinità a se stanti e non solamente come aspetti di altre divinità più complesse. Lo stesso Apollo per così come lo conosciamo viene adottato relativamente tardi, e sia presso i Galli cisalpini, gli Etruschi, gli Italici mantiene il suo aspetto curativo, sciamanico e magico (quello presente presso i Greci omerici…) a discapito degli aspetti maggiormente solari cari alla mitologia tardo-classica ed ellenistica. Per questo motivo il Sole che adoriamo nel Solstizio altri non è che il Genio immortale che si manifesta nell’astro fisico del Sole, e non piuttosto una divinità come Apollo, che celebreremo più tardi e che nel Nord abbiamo già celebrato a Beltane, ne altri. Gli appellativi con cui lo preghiamo, tratti dalla ritualità romana sia arcaica che tarda (di influenze neo-platoniche o addirittura mitriache diffuse nel tardo Impero) sono quelli di “Alme Sol”, Anima del Sole, Genio dell’Astro Solare, “Indiges”, Indigete, ossia autoctono, originario, vale a dire il Sole che splende su Italia-Hesperia, la sua particolare incarnazione locale dagli italici sincretizzata con il Genio immortale dell’Eroe troiano Enea (la stirpe troiana, indoeuropea, era collegata non solo ai Romani ma anche a Veneti, Etruschi e ai popoli della Sicilia) “Conservator”, Conservatore, ossia mantenitore dell’Ordine, Occhio del Divino (NOTA BENE: poco o nulla centra con certe pallide imitazioni della paccottiglia massonico-occultista!) in piena analogia con gli aspetti di demiurgo conservatore assunti da Visnu in India e da Ra-Horus in Egitto, “Restitutor orbis”, restauratore del moto ordinato dei celesti; un mito greco afferma di come Apollo, qui in veste di Sole, di Helios, appena nato marciò verso l’Olimpo con lo scopo di essere il Re degli Dei; gli Dei stabilirono che ne aveva tutti i requisiti, ma egli poi tentennò lasciando il trono a Giove; a lui però rimane il compito di accentrare, di governare, per conto del Padre delle Leggi; Infatti egli è “Dominus”, Signore e “Invictus”, Invincibile, nonché “Anima Mundi” e “Fons Omniorum Bonorum”.

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Il Solstizio d’Estate è lo specchio di quello invernale. Meno “esoterico” trai due, esso è più attinente alla manifestazione solare nella Natura, nel manifesto, mentre il Sole del Solstizio, propriamente Sol Invictus, è la potenza solare nella sua Potenza latente ed ultra-naturalistica, che non si manifesta direttamente nel devoto se non dopo una incubazione psico-animica, presieduta non a caso da una deità femminile, la bianca e silente Angerona.

L’iniziato (quindi nella nostra dimensione il praticante gentilizio consapevole di quanto va a celebrare) sa che mentre nel freddo e nebbioso Solstizio d’Inverno in realtà la luce, incubata nel freddo della terra e tra le nebbie è destinata a crescere, in analogia con la coscienza solare di chi compie i sacri Riti, il Sole d’Estate, al culmine della sua gloria e nel momento in cui si fa Re, dispensando i suoi frutti, egli immediatamente comincia a calare, a diminuire di potenza e per questo il nostro Rito va ad “aiutarlo” (in realtà va ad aiutare la nostra componente spirituale solare, visto che gli Dei  non abbisognano di nulla!) in modo che la sua forma fisica possa ardere splendida per tutta la durata del suo Regno, della sua stagione.

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Scrive di Helios, il Sole, Giuliano, ultimo Imperatore Gentile, in un epoca molto tarda ma che ancora conosceva la bellezza degli Dei:

“Canto la gloria del risplendente Dio del Sole,
la bellissima progenie del possente Giove,
Colui che, attraverso la vivificante fonte solare,
nella sua mente creatrice nascose
la forma di una triade di splendidi Dei solari;
da cui le multiformi forme del mondo emersero
dalla mistica tenebra nella magnifica luce,
perfetta e ricolma di beni della sfera intellettiva.
Salve a te! Dio oltremondano della luce divina,
l’immagine più bella del bene sconosciuto:
poichè, come la luce procede dall’Uno,
il Dio degli Dei, il fiore senza paragone della bellezza,
gli Intelligibili, con occulti raggi divini,
illumina; così dai raggi di Apollo,
esultando glorioso grazie al potere dell’armonia,
il mondo della mente è colmato in esuberanza di luce che eleva,
il Sole visibile largamente diffonde attraverso il mondo dei sensi,
una luce che tutto genera, bella e divina.
A Te, come Apollo luminoso, appartiene l’unire
la moltitudine in unità,
e molte nature generare da una sola;
con vigore nella tua essenza riunire
i differenti livelli delle forme secondarie;
e attraverso una perfetta unica natura essenziale (natura/principio)
combinare tutte le varie essenze e i poteri della generazione.
Ti è proprio, tu esente dalla molteplicità, ispirare nelle forme subordinate
la verità profetica; poichè verità e pura semplicità sono un’unica cosa;
del preservare il potere incorrotto la tua essenza libera è la fonte.
Celebri mistici poeti dei tempi passati, in canti sacri,
ispirati da Te, come il Signore che scaglia la freccia
costantemente ti invocavano, come Colui dall’irresistibile dominio
poichè i tuoi raggi colmi di forza colpiscono come frecce,
e completamente, tutto ciò che il mondo privo di misura
contenga di oscuro o privo di ordine, Tu distruggi.
E infine la tua rivoluzione circolare è il segno del movimento
che armonizza in uno le varie nature di questo possente Tutto.
Dunque, la tua prima monade luminosa, oh Dio illustre,
enuncia la verità e la luce intellettuale;
quella luce che, nell’essenza degli Dei,
sussiste con raggi unficati e non conosciuti.
La seconda distrugge tutto ciò che è confuso;
e dalla tua terza l’universo è legato con perfetta simmetria e retto consenso,
attraverso splendide cause e un potere armonico.
Aggiungiamo che alla tua essenza, fra gli Dei mondani,
è assegnato un ordine sopra-mondano,
un non generato e supremo potere di comando
su tutte le categorie delle forme generate,
e nei sempre fluenti reami dei sensi
un’ intellettuale dignità di dominio.
Ti appartiene un doppio avanzamento-
uno in congiunzione con gli Dei mondani,
l’altro soprannaturale e sconosciuto:
poichè quando il Demiurgo creò il mondo
Egli fece nascere una luce nella sfera solare,
non simile allo splendore delle altre sfere celesti,
tratta dai più occulti recessi della sua natura,
un simbolo perfetto delle forme intellettuali,
apertamente annunciando, con il suo splendore,
in ogni angolo di questo incredibile Tutto,
la solitaria e arcana essenza
di tutti i sovrani Dei sopramondani.
Perciò infatti, quando i tuoi raggi adornarono il mondo,
gli Dei mondani furono rapiti dalla tua vista;
così attorno alla tua orbita, con zelo emulativo
e sinfonia divina, Essi desiderarono danzare,
e cogliere ogni abbondanza dalla tua fonte luminosa.
Attraverso il tuo calore manifesto tu spingi in alto
le nature corporee dalla pigra terra,
ispirando un vivido potere vegetativo;
attraverso una natura segreta e divina,
liberi dai basici legami della materia,
attraverso una natura inerente nei tuoi raggi che tutto generano
Tu porti all’unione con la tua forma meravigliosa
le anime esaltate che negli oscuri domini della materia
terribilmente lottano per rivedere le dimore luminose:
Tu colmo di bellezza, dai sette raggi, Dio sopramondano!
La cui mistica essenza segretamente emette le splendide fonti della luce celeste.
Poichè fra i sosvrani Dei sopramondani
un mondo solare e una luce assoluta esiste,
una luce che brilla come la fertile monade,
superiore ai tre mondi.
Sacri antichi Oracoli, così dissero, che la Tua orbita gloriosa
al di là della sfera delle stelle e nell’ultimo reame dell’etere ruota.
Ma nel tuo cammino, armoniosamente divino, la tua orbita
quattro volte attraversa questi mondi;
così rivelando (mostrando) dodici poteri di Dei luminosi,
attraverso dodici divisioni della zona obliqua.
Ancora colmo di forza creativa, ciascuna dividi in tre di differente livello.
Così, dalla quadruplice eleganza e grazia dei tempi e delle stagioni,
generate dal tuo percorso, l’umanità riceve un triplo beneficio,
il perenne dono delle Grazie che muovono in circolo.
Dio che tutto concedi, Tu che liberi l’anima
dalle oscure catene corporee della genesis,
assisti la tua stirpe, conducila sulle ali del pensiero,
al di là della stretta delle terribili (illusive) mani della Natura,
rapida nell’ascendere, per raggiungere il tuo mondo incantevole.
Il sottile abito della mia anima perfeziona,
eterea, salda e colma di luce divina,
il suo antico carro da Te assegnato;
nel quale avvolta, attraverso il cielo stellato,
spinta dall’impulso del folle desiderio,
ella precipitò fino a che, le sponde del Lete,
preda dell’oscurità, infelice, raggiunse,
e perse così ogni conoscenza del suo stato precedente.
Oh migliore degli Dei, daimon perfetto, dalla corona fiammante,
sicuro rifugio della mia anima nell’ora del dolore,
il porto paterno nelle dimore luminose,
ascoltami e libera la mia anima dalla punizione,
la punizione che è dovuta agli errori passati,
a causa dell’oscurità del Lete e del desiderio mortale.
Se per lunghi anni sarò condannato a rimanere in questi terribili domini
destinato all’esilio dal reame luminoso,
oh, concedimi presto i mezzi necessari
per raggiungere quel bene che la solitudine concede
alle anime che emergono dalle onde dolorose
del flutto impetuoso ed oscuro dell’illusoria materia.
Così che, ritirandomi dal gregge volgare
e dall’empio discorrere dell’era presente,
la mia anima possa trionfare sui mali della sua nascita;
spesso a Te congiunta in dolcissima unione
attraverso un’energia ineffabile, possa elevarsi
al di là delle più alte forme sopramondane
e nel luogo supremo contemplare,
emergente dalla profondità intelligibile,
la trascendente, solitaria bellezza del Sole.”

La meditazione di questo scritto è particolarmente consigliata in questi nostri giorni: inutile ricordare come le parole di Giuliano siano oggi ancora attualissime poiché identica è l’oscurità umana, troppo umana, contro la quale egli auspicava la Vittoria del Sole quale guardiano del Bello e del Vero e nemico irriducibile della tracotanza e dell’ignoranza così tipiche tra i ‘mal generati’.Immagine
Con questi pensieri nel cuore facciamo a tutte le anime sorelle, d’Italia-Hesperia, d’Europa e del mondo libero, che festeggeranno il Solstizio in questi giorni i nostri migliori Auguri. Che il Sole splenda sulle genti libere e religiose e smascheri sempre la tracotanza e l’empietà ovunque essa si annidi! AVE’ SOL!

 

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