In occasione del Capodanno Romano, che abbiamo festeggiato in data di ieri 12 Marzo, con la Luna Nuova, facciamo omaggio ai nostri lettori con una illustrazione a tema, ad opera di Eleonora Stella, una citazione dai Saturnalia di Macrobio ed una nostra descrizione del Mese; il tutto è tratto da “Fasti Hesperiani 2766, Almanacco ufficiale degli Esploratori Hesperiani e della Societas Hesperiana, valido per l’anno lunisolare in corso fino a Marzo 2014. Per ordinare il calendario scrivete ad hesperiana@libero.it, ambrones@libero.it, oppure contattate con un messaggio privato su Facebook il profilo ‘Esploratori Hesperiani’ oppure ‘Societas Hesperiana’. Il Calendario si struttura come un libro di 62 pagine, 13 illustrazioni, 12 tabelle con le Feste solari e lunari tratte dai calendari romano-italici, gallici e regionali, 25 pagine di spiegazioni e citazioni, spazio per annotare impegni, segni, sogni, poesie, riflessioni e quant’altro. Il calendario, stampato ad uso interno, è acquistabile facendo una offerta alla nostra cassa comune, utilizzata per stampare le nostre riviste e per offerte agli Dei e Genii della nostra terra italica ed europea. 

MARTIVS

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“Questo fu l’ordinamento di Romolo. Egli dedicò il primo mese dell’anno a suo padre Marte. Che questo fosse il primo mese dell’anno è dimostrato soprattutto da Quintile, che è il quinto mese a partire da esso, e i successivi erano denominati secondo il numero. Inoltre nel primo giorno di tale mese si accendeva il nuovo fuoco sugli altari di Vesta: così al cominciare dell’anno si dava nuovo inizio alla cura di conservare il fuoco rinnovato. Pure all’inizio dello stesso mese sia nella reggia e nella sede delle curie che nelle case dei flamini si sostituivano le corone d’alloro vecchie con nuove corone. Nello stesso mese si va a sacrificare in pubblico ed in privato ad Anna Perenna per poter passare felicemente quell’anno ed altri, perennemente. In questo mese si pagava agli insegnanti lo stipendio maturato nell’anno precedente, si aprivano con auspici i comizi, si davano in appalto le imposte e le matrone servivano la cena agli schiavi, come fanno i padroni durante i Saturnali: quelle per incitare all’inizio dell’anno con questo onore gli schiavi a pronta obbedienza, questi come per ringraziarli del lavoro compiuto” Macr., Sat., I, 12, 5-7.

Marzo, il primo mese del calendario religioso Romano, è un periodo dell’Anno Sacro particolarmente sentito dalla nostra compagine Hesperiana: oltre a rinnovare i focolari, come da tradizione, celebrare le feste del Capodanno Religioso, delle Idi di Marzo dove si celebrano Marte ed Anna Perenna, il Sole e la Luna, dei Liberalia nei quali a Liber Pater si affida la continuità del Sangue della nostra famiglia e Stirpe, è tempo per noi di riprendere le attività pratiche e l’allenamento fisico dopo la seppur parziale pausa dovuta ai mesi invernali e al raccoglimento interiore legato maggiormente alla casa, agli Antenati, al culto domestico e familiare; a partire dai primi giorni di Marzo e progressivamente con il risveglio graduale delle nostre Terre, riparte per noi l’esplorazione e la riscoperta del nostro territorio, delle sue sorgenti, cime, boschi, luoghi sacri agli Dei e luoghi della nostra memoria etnica e storica.

Specularmente, in questo mese il cui nome è riconducibile al Dio Marte, si svolgeva un tempo il millenario rito della Primavera Sacra. Il Ver Sacrum, questo è il suo nome latino, era una antica usanza indoeuropea, di cui abbiamo diversi esempi storici per le popolazioni Italiche e per quelle Celtiche Cisalpine: una parte dei giovani di una comunità, ragazzi e ragazze, erano ritualmente espulsi dal proprio popolo, per cause molto materiali quale potrebbe essere, ad esempio, la sovrappopolazione; col capite velato, in quanto sacrati, seguendo i segni inviati dalla divinità tramite gli auspici e le apparizioni di un animale-guida, i giovani espulsi dovevano trovare il luogo per dare vita ad una nuova comunità, talvolta dovendoselo conquistare a fil di spada nel caso esso fosse già abitato. E’ il caso dei Piceni, dal nome del picchio sacro a Marte e a Feronia, degli Irpini, da hirpus, il Lupo sacro alle suddette Divinità; sempre al lupo erano legati i Lucani, da lycos, al Dio Marte i Marsi; in un contesto gallico fu una scrofa semilanuta, un cinghiale femmina, che gli Insubri seguirono nel viaggio che li portò da di la delle Alpi fino al luogo dove fondarono Milano; cinghiali, lupi, orsi, capre di montagna, il picchio, l’upupa, l’aquila e l’avvoltoio erano spesso l’unica guida di questi gruppi di pionieri indoeuropei che, a noi piace pensare, popolarono il nostro continente in questo modo sin dalla più remota notte dei tempi.

La più importante Primavera Sacra che noi conosciamo è però la vicenda di Romolo e di suo fratello Remo; i fratelli nascono al di fuori della comunità, abbandonati, vengono cresciuti da una Lupa e poi una volta lasciato il mondo animale passano la loro adolescenza adottati dai pastori del Lazio, mettendosi a capo dei loro fratelli adottivi; dopo peripezie e vicende innumerevoli, vi è l’arrivo nel luogo fatale, l’osservazione degli auspici e la fondazione di un’Urbe, una città che nasce in un giorno solo, tramite il Solco dell’aratro, secondo le Leggi del Rito, in questo caso operato da Romolo stesso a da sacerdoti Etruschi e difesa dal Gladio dei guerrieri votati a Marte.

A noi piace pensare come le avanguardie giovanili di oggi, quali il nostro Sodalizio degli Esploratori Hesperiani, siano a loro modo così simili alle avanguardie italiche ed indoeuropee di ieri: praticamente esclusi dalla società decadente e sovrasatura della postmodernità occidentale vaghiamo ancora, come ieri, nelle selve di Hesperia; nei boschi toccati dal divino e dove le Genialità etnarche e locali hanno il loro dominio, come i nostri avi, siamo alla ricerca di un segno, di un sentiero che ci porti verso la Città degli Dei; in ben altri tipi di selve, giungle orrende di asfalto e cemento, ci difendiamo dagli attacchi del novello Caco postmoderno, l’ibrida barbarie contemporanea che slega l’Uomo libero dalla sua Terra, dalla sua Natura, dai suoi Avi e dai suoi Dei, consumando il mondo con le fiamme dell’industria, della bruttura e di una esistenza larvale priva di Animo.

Come i nostri progenitori è nostro compito tenere gli occhi aperti verso i segni e gli auspici che la nostra natura e le Genialità che la popolano ci inviano e seguire sempre il sentiero della Pietas, verso la meta che ci indicheranno quei Numi aviti che, essendo eterni, non possono essere a lungo occultati dai nostri cuori dentro di noi e dalle nostre sacre Terre attorno a noi.

A questo proposito, una importante festività, sincretica tra varie festività celebrate nello stesso periodo, è per noi l’Equinozio di Primavera: a Marte consacriamo l’inizio della stagione attiva dell’anno affinché possa assisterci nelle nostre attività, a Minerva affidiamo i nostri vessilli affinché ci ispiri ad essere saldi ed inamovibili nei nostri principi, ad Aurora e a Iuventas affidiamo la nostra giovinezza e dedichiamo le nostre opere.

Il picchio tuona sul tronco marcito, stanandone i bachi, il lupo ulula nelle vallate alpine ed appenniniche, le rustiche piante marziali si fanno strada tra le nevi in ritirata e la compagine Hesperiana si prepara ad un nuovo Anno. Sotto il segno di Marte e di Iuventas, possa sempre il nostro saluto riecheggiare tra il monte e la palude, dalla costa fino alle nevi perenni… AMBRONES!

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