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Tre anni sono ormai passati da quell’inizio di Ottobre 2009 in cui il nucleo fondatore della compagine italica della Via dell’Ambra si riunì per la sua prima escursione sacrale, alle pendici dell’ormai noto, per noi, Monte Rondinaio, poco più a sud di Pievepelago, nell’Alto Frignano al confine con la Toscana. Chi era presente a quell’incontro difficilmente potrà trovare le parole per raccontare cosa provammo a chi ancora non ci conosceva. Superato il bivio che portava al Lago Baccio, offrimmo a Diana ciò che avevamo, spontaneamente, per avere cammino sicuro lungo il tragitto di andata. Ricorda bene, chi era presente, l’aria calma di quei boschi ormai decisamente sotto le ombre di Ottobre, e le sterminate macchie color rosso carminio dei cespugli di mirtilli, che donavano un colore sanguigno ad intere montagne di fronte e dietro di noi, il sapore puro dell’acqua di Fonte Ricca, e la dura, dura salita che ci avrebbe portato fino al passo di Foce Giovo, dove, piantata la bandiera, potemmo ammirare una magnifica Toscana ancora sgombra da nubi e, ad ovest, il Mar Tirreno rilucente. Ma ecco che dovevamo far presto, e celebrare il rito, vero motivo per il quale avevamo scelto di arrampicarci fino lassù. Vennero onorate, in una calma surreale, le sorgenti del fiume Panaro, in una cornice unica, dove gli Dei parevano assisi sui monti attorno a noi, diventati loro scranni, disposti a semicerchio attorno alla pozza della sorgente. Onorammo Fons e l’oscuro Silvano, Diana e le sue ferine creature, e le offerte poterono scorrere a valle. Venne dunque il momento della cena, frugale ma ottima, che venne consumata in fretta, poichè grande era la nostra voglia di metterci “a letto” e un forte vento cominciava a spirare dal crinale. Montate le tende, crollammo. La notte portò nel nostro semplice campo un vento freddo e imperioso ed il fuoco da noi acceso, ben presto si spense. La luna piena brillò per tutta la notte in un cielo blu spazzato e reso terso come quello polare, o almeno così mi piacque pensare, e benchè fossimo relativamente vicini alla civiltà, davvero chi scrive si sentì molto vicino spiritualmente a quegli esploratori tra i ghiacci. Avemmo anche il sentore che una creatura, una volpe o forse un lupo, fosse passato attorno al nostro campo ed entrato in esso, rovistando tra le braci attratta dall’odore della carne. Venne presto il mattino e l’aria, fredda, molto più fredda del giorno precedente entrò imperiosa nelle nostre non molto più calde tende. Decidemmo tosto di ripartire, complice il tempo che non prometteva nulla di buono. Complice anche qualche errore di segnaletica imboccammo un’impegnativa discesa che richiese diverso tempo, sia per la natura del terreno (sassoso con tendenza a smottamenti) sia per il tempo che continuava a peggiorare, alternando nebbia e pioggia. Giunti nel bosco il resto della discesa fu agevole e, tornati a Fonte Ricca, il bosco, così ci piace pensare, ricompensò la nostra piccola compagnia con un dono che costituisce per noi un tenero e splendido ricordo di quei magnifici giorni. Tanta acqua è passata sotto i ponti da allora e tanti altri sono i luoghi che abbiamo raggiunto: dalle poco lontane sorgenti del Secchia alle scure foreste delle prealpi Lombarde, dal nostro caro ed amato santuario carinziano ai monti del Trentino passando per le intricate boscaglie delle Alpi Giulie e le coste del Mar Tirreno. Potremmo elencare infinite località dove abbiamo avuto l’Onore di sacrificare agli Dei e di onorare i nostri antichi padri, ma forse il ricordo più caro rimane quello di quel giorno, quando, decisi ad andare fino in fondo, scegliemmo decisamente di schierarci contro la corrente attuale delle cose, decidemmo di distinguerci dalla parabola discendente della Storia e, forse non è un caso, come nostra prima escursione decidemmo di ascendere ad un monte. Ci rimangono poche foto di quell’evento, ma ognuno dei partecipanti ha in cuore ogni momento, ogni goccia di sudore, ogni lamento, ma anche ogni risata di quella dura ascesa e mi piace pensare che sempre gli rimarrà. A chi c’era è affidato il compito di tramandare lo Spirito che in quei giorni nacque e che ancora oggi, nonostante le burrasche e le nefaste trappole che la vita moderna tende, è riuscito a sopravvivere come una piccola lanterna accesa in una bufera di neve. AMBRONES !

… e buone escursioni a tutti 🙂

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